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Parliamo di Menisco

Foto notizia28/01/2007 - Prima di tutto dovremmo parlarne al plurale perché i menischi, situati nell’articolazione tra femore e tibia, sono due per ginocchio, uno interno, che si presenta come una semiluna, ed uno esterno, che è simile ad un cerchio completo, proprio come una O. Molto utili ad assicurare la stabilità, i menischi sono delle fibrocartilagini che possono essere considerate gli ammortizzatori del nostro corpo, in quanto sono in grado di attutire e proteggerci dagli urti. I soggetti più a rischio sono gli sportivi (in particolare i calciatori, rischiosissimo, infatti, per tale infortunio, risulta il calcio a vuoto, movimento che determina un asincronismo tra i movimenti di flessione ed estensione del ginocchio stesso e quelli di rotazione della tibia rispetto al femore, cioè una situazione dinamica alterata in cui la mobilità dell’articolazione risulta stravolta) e quei lavoratori che, nello svolgere le proprie mansioni, spesso sono costretti a bruschi passaggi dalla posizione accovacciata a quella in piedi (come per esempio i pavimentatori). Molto a rischio è anche l’attività fisica improvvisata, cioè, svolta senza una appropriata programmazione e senza tener conto dell’importanza di adottare carichi progressivi. Le forme di traumatismo che comportano problemi al menisco sono: - l’extrarotazione della tibia a ginocchio semiflesso (causa la lesione del menisco inter­no); - l’intrarotazione della ti­bia a ginocchio semiflesso (determina la rottura del menisco esterno); - l’iperestensione brusca del ginocchio (il calcio a vuoto dei calciatori) la cui conseguenza patologica può essere la lesione tipica a manico di secchio del menisco interno. Spesso si ritiene che un sistema di contenzione, come ad esempio una ginocchiera, possa salvaguardare dalle lesioni meniscali, ma per gli specialisti questi ausili non rappresentano che una protezione agli urti contusivi. Prevenire la rottura del menisco è quasi impossibile, ma una adeguata preparazione atletica, che possa garantire la tonicità dei muscoli che presiedono ai movimenti del ginocchio, può sicuramente essere di aiuto. All’ispezione esterna di un ginocchio con menisco lesionato, si osserverà, dopo circa 12/24 ore dal trauma, una tumefazione più o meno estesa, in genere provocata da un versamento, accompagnata da un dolore spontaneo che si accentua esercitando una pressione in corrispondenza della lesione stessa. Frequente, risulta anche il blocco in flessione, dovuto all’interposizione di tutto il menisco o di una parte di esso, tra le superfici articolari del femore e della tibia. Per inquadrare la patologia meniscale e de­finire il tipo ed i limiti del problema, serve l’esame clinico e diagnostico. Dal racconto del paziente, lo specialista dovrebbe ricavare notizie sufficienti sia a tale scopo, sia per scoprire se si sono verificate lesioni associate dei legamenti. Il trattamento è chirurgico: non esistono terapie mediche che possano escludere l’utilizzo del bisturi quando si rimane vittime di una lesione al menisco. L’intervento che si effettua, non prevede più la classica incisione cutanea di 3/4 centimetri, grazie all’artroscopia la metodica è diventata poco in­vasiva, dimostrandosi più che valida alla riparazione del menisco lesionato. Dagli specialisti, l’operazione è definita a cielo coperto, per distinguerla dalla vecchia tecnica che permetteva al chirurgo la visione completa della zona su cui sarebbe intervenuto. Anche i tempi di recupero sono molto migliorati, abbiamo esempi di calciatori che appena dopo 10 giorni dall’intervento prendono già parte a match ufficiali.

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